“Infischiarsene, bisogna, nella miseria! (…) O uomini soddisfatti di se stessi, con quale superba soddisfazione sono pronti, quei ciarlatani, a recitare le loro sentenze! Se essi sapessero fino a qual punto comprendo tutto quello che c’è di ripugnante nel mio attuale stato, allora sono certo che la loro lingua non si muoverebbe per farmi la predica!”
Quella che Dostoevskij tratteggia nel “Giocatore” è una vera e propria radiografia letteraria del vizio del gioco, un’istantanea dei modi in cui il demone dell’azzardo può possedere uomini e donne di età ed estrazione sociale diversa. Un’istantanea così vivida da spingere Sergej Prokofiev a trasformarla in un’opera omonima, caposaldo della lirica novecentesca. Nella fittizia cittadina tedesca di Roulettenburg va in scena, attorno a un totem fatto di fiches e casinò, un vero e proprio carosello di figure, dal giovane precettore Aleksej al vecchio generale, dall’anziana, ricchissima nonnina al cialtronesco marchese des Grieux, dalla graziosa Polina alla misteriosa mademoiselle Blanche. Succede di tutto, eppure nulla cambia e chi, come Aleksej, è posseduto dal gioco potrà guarire e redimersi, sì, ma solo “da domani”.
Il giocatore
Fëdor Dostoevskij
Traduzione di Serena Prina
Feltrinelli
Modalità di partecipazione
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